Varanasi, india.
non ci vuole un buon motivo per arrivare fin qui,
ne per andarsene,
ma ci vorrebbe veramente una grande scusa per ignorare
tutto quello che si apprende andandoci.
Gli anni passati non attenuano i dolciastri odori per gli
stretti vicoli costellati da centinaia di botteghe e templi dove uomini, vacche
e topi si confondono in un vortice che inebria.
I nugoli di mosche che banchettano tra caglio ed
escrementi, la melma, la luce che salta, la cenere, l'umido sudore di mille
mani e i sorrisi tra mille vestiti colorati sono solo l'apice delle miriadi di
ricordi che si imprimono indelebilmente nella mente.
E poi giù, nei vicoli tra
canti e vecchi dalla lunga barba bianca, tra bambini festanti e cadaveri
avvolti d'oro,
giù fino al sacro fiume, il Gange, il dio vivente, colui che è
vita e morte e la vita e la morte in esso si bagna, si confonde, rinasce e
rimuore.
Si può stare ore seduti su un ghat tra santi capre e scimmie a vedere questa umanità che si sposa, prega o semplicemente si lava in queste limacciose acque e lasciare che la mente si svuoti e si culli in tutta questo tripudio di vita
ma è inesorabile vedere anche l'altro aspetto del fiume, il più sacro,
la morte.
Corpi avvolti di tessuti dorati che bruciano in alte pire,
continuamente, giorno e notte, riempiendo l'aria di fuliggine e di un odore
acre che si sedimenta per sempre nella memoria.
E vedere le ossa umane sulla
spiaggia tra frenetici piedi scalzi e corpi rigonfi che galleggiano urtando gli
incuranti vivi oppure, arenati sulla sponda, divengono pasto per cani.
Potrebbe sembrare
scioccante, ma qui appare naturale e se ci si pensa forse è solo la nostra
tradizione che divide, come ho fatto io nel testo precedente, la vita dalla
morte, invece di concepire che sia un'unica cosa,
un cerchio,
questo si
apprende, anche se forse non si comprende, sulle sponde di varanasi.
Il
cerchio.
Varanasi, India.
Un viaggio interessante che consiglio a tutti ma senza
andarci da visitatori, invasati new age o con la, tutta occidentale, idea di
ciò che si VUOLE trovare.
Un viaggio che cambierà chi vuol solo, umilmente,
mettersi a sedere a guardare la vita che scorre assieme al fiume cercando di
spogliarsi di tutti i preconcetti, positivi o negativi, che abbiamo di questa
terra.



















Mi piace molto questo modo di raccontare senza giudicare. Condivido questa filosofia di viaggio, e penso che specialmente in posti come questo bisogna essere spettatori discreti.
RispondiEliminaHo un rapporto conflittuale con l'India, non essendoci (ancora) stata sento una sorta di attrazione/repulsione. Forse non sono ancora pronta.
Bellissime foto, complimenti.
Ti ringrazio del commento.
EliminaE credo che sopratutto per l'india sia indispensabile fermarsi come "spettatori".... anche perchè per l'india non sia mai "pronti"
ciao e grazie
a presto