giovedì 27 settembre 2012

Varanasi


Varanasi, india.

non ci vuole un buon motivo per arrivare fin qui,
ne per andarsene,
ma ci vorrebbe veramente una grande scusa per ignorare tutto quello che si apprende andandoci.
 
 
 

Gli anni passati non attenuano i dolciastri odori per gli stretti vicoli costellati da centinaia di botteghe e templi dove uomini, vacche e topi si confondono in un vortice che inebria.
I nugoli di mosche che banchettano tra caglio ed escrementi, la melma, la luce che salta, la cenere, l'umido sudore di mille mani e i sorrisi tra mille vestiti colorati sono solo l'apice delle miriadi di ricordi che si imprimono indelebilmente nella mente.
 
 

 
 

 
E poi giù, nei vicoli tra canti e vecchi dalla lunga barba bianca, tra bambini festanti e cadaveri avvolti d'oro,
giù fino al sacro fiume, il Gange, il dio vivente, colui che è vita e morte e la vita e la morte in esso si bagna, si confonde, rinasce e rimuore.
 
 

 Si può stare ore seduti su un ghat tra santi capre e scimmie a vedere questa umanità che si sposa, prega o semplicemente si lava in queste limacciose acque e lasciare che la mente si svuoti e si culli in tutta questo tripudio di vita
ma è inesorabile vedere anche l'altro aspetto del fiume, il più sacro,
la morte.










Corpi avvolti di tessuti dorati che bruciano in alte pire, continuamente, giorno e notte, riempiendo l'aria di fuliggine e di un odore acre che si sedimenta per sempre nella memoria.
 E vedere le ossa umane sulla spiaggia tra frenetici piedi scalzi e corpi rigonfi che galleggiano urtando gli incuranti vivi oppure, arenati sulla sponda, divengono pasto per cani.
 


 

Potrebbe sembrare scioccante, ma qui appare naturale e se ci si pensa forse è solo la nostra tradizione che divide, come ho fatto io nel testo precedente, la vita dalla morte, invece di concepire che sia un'unica cosa,
un cerchio,
questo si apprende, anche se forse non si comprende, sulle sponde di varanasi.
Il cerchio.

 
 
Varanasi, India.
Un viaggio interessante che consiglio a tutti ma senza andarci da visitatori, invasati new age o con la, tutta occidentale, idea di ciò che si VUOLE trovare.
 
Un viaggio che cambierà chi vuol solo, umilmente, mettersi a sedere a guardare la vita che scorre assieme al fiume cercando di spogliarsi di tutti i preconcetti, positivi o negativi, che abbiamo di questa terra.
 
 


 

2 commenti:

  1. Mi piace molto questo modo di raccontare senza giudicare. Condivido questa filosofia di viaggio, e penso che specialmente in posti come questo bisogna essere spettatori discreti.
    Ho un rapporto conflittuale con l'India, non essendoci (ancora) stata sento una sorta di attrazione/repulsione. Forse non sono ancora pronta.
    Bellissime foto, complimenti.

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    1. Ti ringrazio del commento.
      E credo che sopratutto per l'india sia indispensabile fermarsi come "spettatori".... anche perchè per l'india non sia mai "pronti"
      ciao e grazie
      a presto

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